Liberazione, giornata della memoria

Ricordiamo, oggi, come da un regime liberati fummo:

 

Un tale, privo di consenso elettorale, oscurò la discussione parlamentare e impose il suo volere…..

 

Da ciò traemmo lezione che un tal misfatto più mai sarebbe dovuto accadere…

 

Pensiero Greco [Parte Prima]

 

Il pensiero greco

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Ammettiamolo: siamo tutti vittima del pensiero greco.

Siamo schiavi della filosofia occidentale le cui radici affondano nelle teorie degli antichi pensatori ellenici.

Siamo continuamente obbligati a ridurre qualsiasi cosa ad un insieme di tesi razionalmente definite, di cui possa darsi una sistematica dimostrazione teorica.

Il risultato è che abbiamo del perso la capacità di comprendere le culture, le idee, l’arte e qualsiasi altra cosa cui lo spirito definitorio e sistematico sia del tutto estraneo.

Con il pensiero razionale abbiamo costruito le gabbie che imprigionano il nostro spirito. Viviamo in un angusto recinto di false certezze, opponendo rifiuto a tutto il resto, negandone, talvolta, l’esistenza stessa.

Finiamo per essere egoisti, gretti e meschini. Razzisti. Repulsi da  ciò che è “altro da noi”, fosse un’opera d’arte, un sistema di pensiero o semplicemente un idea differente.

Siamo vittima del “pensiero greco”.

Vittima, dal latino victĭma ‘animale offerto in sacrificio’, o ancora meglio (dal Devoto),  superlativo che ha per base vic- di vĭcis ‘scambio’ ovvero ‘che ricambia per eccellenza’, secondo la mentalità religiosa degli antichi, che concepiva il sacrificio propiziatorio come una sorta di scambio, di pareggio di doni fra l’uomo e la divinità.

Rimane da chiedere a noi stessi cosa il sacrificio di una più vasta e libera comprensione sia andato a pareggiare. Cosa abbiamo ottenuto? Forse una realtà più confortevole e sicura, come confortevole e sicura può essere una gabbia dorata.

 

  Altri sistemi di pensiero

 

Cosa si trova all’esterno della gabbia? Beh, all’esterno sicuramente c’è la medesima realtà, ma  ciò potrebbe “liberarci” è un sistema di pensiero alternativo. Uno di quelli che spesso snobbiamo e rifiutiamo, proprio perchè non rispondente alle caratteristiche di sistematicità e razionalità “occidentale”.

 

Il pensiero ebraico

 

I miei tentativi di comprensione della cultura ebraica risalgono a molti anni addietro. Credo di aver compiuto sempre il medesimo errore: quello di voler capire “razionalmente” un sistema che non è un sistema e che di razionale ha ben poco.

 

Facciamo un esempio, utilizzando come punto di partenza, il punto di partenza della cultura ebraica: le Sacre Scritture, la Genesi

 

«In principio Dio creò – Bereshìt barà Elohìm».

Il verbo barà, creò, è usato in ebraico per descrivere l’atto creativo di Dio che crea (c’è)  “yesh” dal nulla “meayin” in netta contrapposizione con ogni altro atto creativo alla portata dell’uomo che è “ yesh meyesh”, ovvero “c’è dal c’è”, creazione sulla base di una materia preesistente.

 

Non trovo che si tratti esclusivamente di qualcosa di complesso e di ostico. Certamente per “comprendere” dobbiamo rinunciare a “comprendere” e fare affidamento sull’”Intuizione”, sul “misticismo”, concepito come il risultato di un’operazione che richiede l’applicazione dell’intelligenza, senza l’uso della capacità dell’intelletto. Intuizione.

La medesima Intuizione Mistica che è anche la chiave della comprensione immediata di qualsiasi opera d’arte.

«In principio Dio creò – Bereshìt barà Elohìm».

Questo verso contiene in se tutta la complessità del “non razionalizzabile”, ma divide il problema in due categorie:

  • Il “Tempo”, riferito al termine “al principio” – che di certo non è una categoria “temporale” a noi familiare (ma di questo parleremo in un altro articolo)

  • La “creazione” – dal nulla – anche questa, categoria poco accessibile.

 Fino a questo punto molto in comune con la religione occidentale maggiormente diffusa: Il Cristianesimo, o meglio “L’eresia Cristiana della religione Ebraica”.

Le prime difficoltà insorgono allorchè si debba sccettare che prima della creazione, secondo la cultura ebraica, qualcosa ci fosse già:

L’“En Sof” – l’illimitato,l’incommensurabile – ovvero il Tutto, luce semplice e illimitata, che prima del principio (Bereshit) “si contrasse” in (lasciando un) punto vuoto, spazio per la successiva creazione….

 

E’ un’immagine che ha qualcosa di grandiosamente poetico e potente. Smettiamo per un attimo di pensare e immaginiamo:

 

“La luce incommensurabile precedente la creazione, si contrae in un solo punto per lasciare spazio al creato”..

 

[…] Dio usa il suo aspetto di din e ghevurà, giudizio e forza (assumendo il nome di Elohìm) per delimitare una realtà illimitata, l’esatto contrario dalla sua natura che è chesed, amore, e dare senza limiti. Din, il rigore divino, necessario per dare una misura alla creazione, ha causato la rottura dell’armonia originaria e la formazione di residui che se non trasformati tramite una sorta di riciclaggio spirituale sono maligni[…]

 

Per ora chiudo  con alcune considerazioni riguardo alla natura contraddittoria e asistematica della cultura ebraica:

 

Come possono le Sacre Scritture parlare di creazione se nel linguaggio biblico non esiste nemmeno un equivalente della parola “cosa”? L’equivalente “dabar”, solo successivamente è venuto a indicare la “cosa”, mentre originariamente assumeva il significato di  “parola”….

Manca addirittura il concetto di “eternità”, la cui idea più prossima è quella di “olam” con il significato di “Tempo lontanissimo”…

 

 

[FINE PRIMA PARTE]

 

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commedia

La consapevolezza è lo splendido palcoscenico sul quale mente e percezione recitano una brutta commedia chiamata realtà. 

Gnothi seauton

L’uomo non deve potersi guardare in volto, perchè è la cosa più terribile che esista. La Natura gli ha dato il dono di non potersi vedere, come gli ha dato il dono di non poter fissare i suoi stessi occhi.

Soltanto nell’acqua dei fiumi e dei laghi egli poteva fissare il suo volto. E perfino la posizione che doveva prendere era simbolica. Doveva curvarsi, abbassarsi per commettere l’ignominia di vedersi.

L’inventore dello specchio ha avvelenato l’animo umano.

 

Esoterismo, alchimia, magia e misticismo

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A causa di un ragguardevole numero di fraintendimenti riguardo all’uso di termini quali: “Esoterismo”, “Occultismo”, “Magia”, “Misticismo”, “Alchimia” et similia, nell’ambito di questo blog, ritengo opportuno fornire alcuni chiarimenti necessari per evitare ogni possibile mistificazione.

Approfitterò di un frammento poco conosciuto del poeta Fernando Pessoa per meglio chiarire cosa intendo. Del resto perchè cercare parole adatte quando ne esistono di superlative?

[…] “Si è sempre pensato che [un certo tipo di] insegnamenti dovessero essere adattati alla mente di coloro che li ricevono e, poichè molti di essi – questa è l’opzione degli iniziati – sono di ordine tale che il popolo in genere non li capirebbe, e capendoli in modo distorto ne sarebbe turbato, si pensò allora di dividere tali insegnamenti in due categorie: essoterici o profani, quelli esposti in modo da poter essere impartiti a tutti; ed esoterici o occulti, quelli che, essendo più veri, o del tutto veri, è opportuno che siano impartiti solo ad individui previamente e gradualmente preparati a riceverli. Questo tipo di preparazione si chiamava e si chiama iniziazione. E in tutti I misteri l’iniziazione è a sua volta graduale e organizzata in modo che, se un individuo non è adatto a ricevere gli insegnamenti occulti, il fatto si riveli prima che questi gli vengano impartiti per intero.

Se gli insegnamenti occulti siano verità o soltanto speculazioni astratte, è un altro problema. Se davvero gli ierofanti dell’occulto posseggano una maggiore conoscenza della verità pura rispetto a noi profani – che la cerchiamo, se la cerchiamo, con la lettura, la meditazione o l’intelligenza discorsiva e dialettica -, è cosa che non possiamo sapere. Tutto ciò può essere sinceramente creduto dagli iniziati, ed essere falso. L’occulto può avere le sue allucinazioni e I suoi inganni.

Comunque sia. È certo che gli insegnamenti impartiti nei misteri riguardano tre ordini di cose: la vera natura dell’anima umana, della vita e della morte, il vero modo per entrare in contatto con le forze segrete della natura e manipolarle, e la vera natura di Dio o degli Dei e della creazione del mondo. Si tratta rispettivamente del segreto alchemico, del segreto magico e del segreto mistico. Il primo si chiama alchemico perchè gli insegnamenti ad esso relativi sono in genere impartiti tramite I simboli della cosiddetta alchimia, che non è nient’altro, come oggi è ben noto, se non un linguaggio simbolico (…)”

Secondo tale semplice esposizione, l’esoterismo altro non sarebbe che un ambito di “insegnamenti” e/o “nozioni”, riservate a chi ne abbia la provata capacità di comprensione. Al contrario, l’essoterismo altro non sarebbe che una semplificazione ed epurazione di tali nozioni, riservate “al popolo”, ovvero a chiunque non sia giudicato in grado di comprendere l’intero genere.

Ulteriormente efficace, la parte finale del testo, allorchè suddivide tale categoria in tre sezioni: “segreto alchemico, segreto magico e segreto mistico”, termini, anche questi, spesso fraintesi o incompresi, soprattutto per via della tendenza a darne per scontato il significato reale.

Se vi chiedessi di definire cosa è l’alchimia, sicurametne una delle risposte più probabili coinciderebbe, seppur approssimativamente, con quanto è possibile trovare nel dizionario (in questo caso il Devoto-Oli):

“Complesso di teorie filosofiche, arti magiche ed esperienze dirette di investigazione della natura, dal quale si svilupperà gradualmente la chimica, diffuso in Europa dalla tarda antichità ai primi secoli dell’età moderna, che si proponeva la scoperta della pietra filosofale, atta a mutare i metalli in oro, e a preparare l’elisir di lunga vita”

Nulla di più errato! Mi riservo di discuterne in seguito per motivi che non anticipo; per ora, ritengo che l’ultima parte del frammento precedente (“alchimia, che non è nient’altro, come oggi è ben noto, se non un linguaggio simbolico”), sia una definizione sicuramente più corretta.

. La cosa si complica, e non di poco, per quanto riguarda i lemmi “magia” e “misticismo”. Probabile che quasi chiunque non abbia fatto altro che darne per scontato il significato, pur non essendo in grado di fornire alcuna definizione corretta.

Ancora in Fernando Pessoa possiamo ritrovare la medesima piacevole semplicità e chiarezza:

[…] “Il Misticismo significa essenzialmente fiducia nell’intuizione; La Magia significa essenzialmente fiducia nel potere. L’intuizione è un’operazione della mente tramite cui i risultati dell’intelligenza vengono ottenuti senza l’impiego dell’intelligenza. Il potere, inteso come potere magico, è un’operazione della mente tramite cui i risultati di uno sforzo continuo vengono ottenuti senza l’impiego di uno sforzo continuo. Entrambi, però, per quanto sia il tempo che richiedono, sono scorciatoie per la conoscenza.” […]

Pessoa continua definendo “Mistica” la ragazza indolente che tenta di indovinare il risultato di un’operazione matematica, per non dover fare lo sforzo di calcolarla; definisce “Maga” la contadina che usa un “filtro d’amore” per garantirsi il legame con suo marito.

Ai fini del delle chiarificazioni che mi propongo, maggiormente interessante è il seguito:

[…] “Ci sono tre vie che conducono all’occulto (N.d.r. inteso come “conoscenza occulta”): la via magica; via questa, estremamente pericolosa in tutti i sensi; la via mistica, che non ha di per sè pericoli, ma è incertae lenta; e quella che si chiama la via alchemica, la più difficile e la più perfetta di tutte perchè comporta una trasmutazione, persino della personalità che la prepara, senza grandi rischi, anzi con le difese che le altre vie non hanno.” […]

Pur evitando ogni considerazione sui “pericoli” delle prime due vie, risulta evidente la predilezione per la terza: la via alchemica.

Il senso che occorre conferire a quest’ultima è esattamente quello già annunciato. Si tratta di un difficile (e lento) percorso, che coincide con la ricerca e l’apprendimento dei “simboli” presenti nella natura, nella vita e, soprattuto, nell’arte.

Occorre spogliare il significato “del bello” e dell’arte, da ogni riferimento al “fine a se stesso”. E’ risaputo e universalmente accettato il concetto secondo il quale “l’arte” sia in grado di elevare lo spirito, in maniera “mistica”, ovvero intuitiva ed immediata (ovvero non-mediata), ma può esserci un passaggio ulteriore.

Lo sforzo richiesto a chiunque volesse quel “qualcosa in più”, è quello della via alchemica, ovvero della via alchemica applicata all’arte: non limitarsi all’apprezzamento e al godimento delle opere per la sola sensazione di elevazione “mistica”.

Coltivare l’ostinazione alla ricerca e all’apprendimento del simbolismo occulto, ovvero profondo e nascosto, con l’intento della “vera crescita”!

Ogni frammento, poesia e discussione di questo blog, ha esattamento questo scopo: vuole essere uno spunto per la “condivisione” di queste “scoperte”, per quanto minime esse siano.

L.M.

 

Gatti, principio Antropico e determinismo inverso

Il principio Antropico è quel concetto secondo il quale ciò che è accaduto è accaduto in quanto sappiamo essere accaduto. Il gatto nella scatola, quello di Schrodinger, non è ne vivo ne morto in quanto ancora non lo sappiamo. Un altro principio, sempre di Schrodinger, vuole che dato un sistema di riferimento, due unità (particelle) appartenenti a tale sistema, una volta che entrano in relazione, continuano a condizionarsi a vicenda anche se vengono separate: ciò che accade ad una, produce effetti sull’altra (siano esse fotoni, elettroni – per estensione – panini al formaggio o esseri umani). Collegando tali concetti alla natura impersonale dell’universo, possiamo indurre (non dedurre – perchè passiamo dal particolare al generale e non viceversa), che la coscienza è necessaria per preservare la struttura della realtà: se non c’è nessuno a “ricordare”, forse la realtà collassa su se stessa rendendo irrilevante il corso degli eventi (configurazioni) precedenti. Spingendoci oltre, potremmo ipotizzare che forse il compito degli esseri umani (in quanto coscienze) è quello di tenere intatta la struttura di un flusso di configurazioni della realtà (universo) all’interno di una scatola molto più grande (multiverso)? Se non ci fosse nessuno a ricordare cosa è accaduto, non sarebbe accaduto alcunchè…. il gatto non sarebbe ne vivo ne morto senza un osservatore… e il condizionamento reciproco delle coscienze (degli esseri umani) comporta che essi non facciano altro che ricordare, vivendo nell’illusione di azioni con le quali controllano la reltà? Tutte le pratiche in cui si coltiva il “Pensiero laterale”, non fanno altro che forzare gli esseri umani ad un uso differente della coscienza (Meditazione, Zen, Shamanesimo, Esoterismo), ovvero consentono di impiegarla per fini differenti dal semplice agire (credendo di avere il controllo) e ricordare per mantenere in piedi la realtà. O no? (www.stanzazero.org)

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