Pensiero Greco [Parte Prima]

 

Il pensiero greco

 filosofia-greca-in-pillole_ed3d881e1f6cf41c292a0bafa845bf50

Ammettiamolo: siamo tutti vittima del pensiero greco.

Siamo schiavi della filosofia occidentale le cui radici affondano nelle teorie degli antichi pensatori ellenici.

Siamo continuamente obbligati a ridurre qualsiasi cosa ad un insieme di tesi razionalmente definite, di cui possa darsi una sistematica dimostrazione teorica.

Il risultato è che abbiamo del perso la capacità di comprendere le culture, le idee, l’arte e qualsiasi altra cosa cui lo spirito definitorio e sistematico sia del tutto estraneo.

Con il pensiero razionale abbiamo costruito le gabbie che imprigionano il nostro spirito. Viviamo in un angusto recinto di false certezze, opponendo rifiuto a tutto il resto, negandone, talvolta, l’esistenza stessa.

Finiamo per essere egoisti, gretti e meschini. Razzisti. Repulsi da  ciò che è “altro da noi”, fosse un’opera d’arte, un sistema di pensiero o semplicemente un idea differente.

Siamo vittima del “pensiero greco”.

Vittima, dal latino victĭma ‘animale offerto in sacrificio’, o ancora meglio (dal Devoto),  superlativo che ha per base vic- di vĭcis ‘scambio’ ovvero ‘che ricambia per eccellenza’, secondo la mentalità religiosa degli antichi, che concepiva il sacrificio propiziatorio come una sorta di scambio, di pareggio di doni fra l’uomo e la divinità.

Rimane da chiedere a noi stessi cosa il sacrificio di una più vasta e libera comprensione sia andato a pareggiare. Cosa abbiamo ottenuto? Forse una realtà più confortevole e sicura, come confortevole e sicura può essere una gabbia dorata.

 

  Altri sistemi di pensiero

 

Cosa si trova all’esterno della gabbia? Beh, all’esterno sicuramente c’è la medesima realtà, ma  ciò potrebbe “liberarci” è un sistema di pensiero alternativo. Uno di quelli che spesso snobbiamo e rifiutiamo, proprio perchè non rispondente alle caratteristiche di sistematicità e razionalità “occidentale”.

 

Il pensiero ebraico

 

I miei tentativi di comprensione della cultura ebraica risalgono a molti anni addietro. Credo di aver compiuto sempre il medesimo errore: quello di voler capire “razionalmente” un sistema che non è un sistema e che di razionale ha ben poco.

 

Facciamo un esempio, utilizzando come punto di partenza, il punto di partenza della cultura ebraica: le Sacre Scritture, la Genesi

 

«In principio Dio creò – Bereshìt barà Elohìm».

Il verbo barà, creò, è usato in ebraico per descrivere l’atto creativo di Dio che crea (c’è)  “yesh” dal nulla “meayin” in netta contrapposizione con ogni altro atto creativo alla portata dell’uomo che è “ yesh meyesh”, ovvero “c’è dal c’è”, creazione sulla base di una materia preesistente.

 

Non trovo che si tratti esclusivamente di qualcosa di complesso e di ostico. Certamente per “comprendere” dobbiamo rinunciare a “comprendere” e fare affidamento sull’”Intuizione”, sul “misticismo”, concepito come il risultato di un’operazione che richiede l’applicazione dell’intelligenza, senza l’uso della capacità dell’intelletto. Intuizione.

La medesima Intuizione Mistica che è anche la chiave della comprensione immediata di qualsiasi opera d’arte.

«In principio Dio creò – Bereshìt barà Elohìm».

Questo verso contiene in se tutta la complessità del “non razionalizzabile”, ma divide il problema in due categorie:

  • Il “Tempo”, riferito al termine “al principio” – che di certo non è una categoria “temporale” a noi familiare (ma di questo parleremo in un altro articolo)

  • La “creazione” – dal nulla – anche questa, categoria poco accessibile.

 Fino a questo punto molto in comune con la religione occidentale maggiormente diffusa: Il Cristianesimo, o meglio “L’eresia Cristiana della religione Ebraica”.

Le prime difficoltà insorgono allorchè si debba sccettare che prima della creazione, secondo la cultura ebraica, qualcosa ci fosse già:

L’“En Sof” – l’illimitato,l’incommensurabile – ovvero il Tutto, luce semplice e illimitata, che prima del principio (Bereshit) “si contrasse” in (lasciando un) punto vuoto, spazio per la successiva creazione….

 

E’ un’immagine che ha qualcosa di grandiosamente poetico e potente. Smettiamo per un attimo di pensare e immaginiamo:

 

“La luce incommensurabile precedente la creazione, si contrae in un solo punto per lasciare spazio al creato”..

 

[…] Dio usa il suo aspetto di din e ghevurà, giudizio e forza (assumendo il nome di Elohìm) per delimitare una realtà illimitata, l’esatto contrario dalla sua natura che è chesed, amore, e dare senza limiti. Din, il rigore divino, necessario per dare una misura alla creazione, ha causato la rottura dell’armonia originaria e la formazione di residui che se non trasformati tramite una sorta di riciclaggio spirituale sono maligni[…]

 

Per ora chiudo  con alcune considerazioni riguardo alla natura contraddittoria e asistematica della cultura ebraica:

 

Come possono le Sacre Scritture parlare di creazione se nel linguaggio biblico non esiste nemmeno un equivalente della parola “cosa”? L’equivalente “dabar”, solo successivamente è venuto a indicare la “cosa”, mentre originariamente assumeva il significato di  “parola”….

Manca addirittura il concetto di “eternità”, la cui idea più prossima è quella di “olam” con il significato di “Tempo lontanissimo”…

 

 

[FINE PRIMA PARTE]

 

 blackhole

 

Una risposta a “Pensiero Greco [Parte Prima]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...