frammento da “racconti di potere” di Carlos Castaneda

Conforto, rifugio, paura, sono tutte parole che hanno creato stati d’animo che abbiamo imparato ad accettare senza neppure interrogarci sul loro valore. I nostri simili sono negromanti, e chiunque stia con loro lo diventa a sua volta. Pensateci. Forse potete deviare dal sentiero che i vostri simili hanno tracciato per voi?

E se restate con loro, i vostri pensieri e le vostre azioni rispetteranno solo le loro condizioni.Questa è schiavitù. La libertà costa, ma il  suo prezzo non è impossibile da pagare. Temete quindi chi vi cattura (in ogni modo), temete i vostri padroni.

Non sprecate il vostro tempo e il vostro potere avendo paura della libertà

Juan Matus

 

Desiderio

 

Il desiderio di qualcosa di specifico può emergere solo se: il desiderio iniziale, ancora inconscio, è pieno di delizia e se la deliza esiste già nel desiderio. E’ il ricordo (Reshimot) dei piaceri passati che conduce al bisogno impellente di un desiderio di riceverli ancora, per sentire il piacere ancora una volta. E solo questo è il vero desiderio, che è chiamato Kli.

 

Un Kli esaudito non può essere considerato un desiderio, proprio perchè è soddisfatto. Quindi, l’espulsione della Luce e la sensazione di discesa spirituale costituiscono il periodo della creazione di nuovo kelim per poter ricevere nuova Luce….

Dal momento che la prima restrizione è la ragione della sparizione della Luce da tutti i vessilli, il suo  vuoto nero, Yod, è la base di tutte le lettere-Kelim.

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Ode alla notte (di A.F. Pessoa)

 

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Vieni, Notte antichissima e identica,

Notte Regina nata detronizzata,

Notte internamente uguale al silenzio, Notte

con le stelle, lustrini rapidi

sul tuo vestito frangiato di Infinito.

 

Vieni vagamente,

vieni lievemente,

vieni sola, solenne, con le mani cadute

lungo i fianchi, vieni

e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,

 

fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,

fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,

cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,

tutte le strade che la salgono,

tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,

 

tutte le case bianche che fumano fra gli alberi

e lascia solo una luce, un’altra luce e un’altra ancora,

nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,

nella distanza subitamente impossibile da percorrere.

Nostra Signora

 

delle cose impossibili che cerchiamo invano,

dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,

dei propositi che ci accarezzano

sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare,

al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,

 

e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.

Vieni e cullaci,

vieni e consolaci,

baciaci silenziosamente sulla fronte,

cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d’essere baciati

 

se non per una differenza nell’anima

e un vago singulto che parte misericordiosamente

dall’antichissimo di noi

laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia

i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,

 

perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può

essere nella vita.

Vieni solennissima,

solennissima e colma

di una nascosta voglia di singhiozzare,

 

forse perché grande è l’anima e piccola è la vita,

e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,

e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio

e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.

Vieni, dolorosa,

 

Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,

Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,

fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili,

sapore d’acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.

Vieni, dal fondo

 

dell’orizzonte livido,

vieni e strappami

dal suolo dell’angustia in cui io vegeto,

dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni

dal quale naturalmente sono spuntato.

 

Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,

e fra erbe alte margherita ombreggiata,

petalo per petalo leggi in me non so quale destino

e sfogliami per il tuo piacere,

per il tuo piacere silenzioso e fresco.

 

Un petalo di me lancialo verso il Nord,

dove sorgono le città di 0ggi il cui rumore ho amato come un corpo.

Un altro petalo di me lancialo verso il Sud

dove sono i mari e le avventure che si sognano.

Un altro petalo verso Occidente,

 

dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,

e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi

dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.

E l’altro, gli altri, tutti gli altri petali

– oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! –

 

affidali all’Oriente,

l’Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,

l’Oriente pomposo e fanatico e caldo,

l’Oriente eccessivo che io non vedrò mai,

l’Oriente buddhista, bramanico, scintoista,

 

l’Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,

tutto quanto noi non siamo,

l’Oriente dove – chissà – forse ancor oggi vive Cristo,

dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto..

Vieni sopra i mari,

 

sopra i mari maggiori,

sopra il mare dagli orizzonti incerti,

vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,

e calmalo misteriosamente,

o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!

 

Vieni, premurosa,

vieni, materna,

in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti

al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,

e che vedesti nascere Geova e Giove,

 

e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,

e il grande Spazio Misterioso al di la di essi.. Vieni, Notte silenziosa ed estatica,

avvolgi nel tuo mantello leggero

il mio cuore… Serenamente, come una brezza nella sera lenta,

tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,

 

con le stelle che brillano (o Travestita dell’Oltre!),

polvere di oro sui tuoi capelli neri,

e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.

Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi

Quando tu entri ogni voce si abbassa

 

Nessuno ti vede entrare

Nessuno si accorge di quando sei entrata,

se non all’improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,

che tutto perde i contorni e i colori,

e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all’orizzonte,

 

già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno.

Stelle, cadenti.

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“guarda! guarda! un altro!”

      – “Dove, dove?”

“Troppo tardi, già caduto.”

       – “si, ma è proprio una palla, facciamo qualcosaltro…”

“no, no, stanotte ne cadono proprio tanti.”

       – “ma almeno hai espresso un desiderio?”

“…Desiderio? Ancora con questa storia! Che desiderio vuoi che esprima una stella che vede un uomo cadere????”

 

L’uomo che ascoltava

ho conosciuto solo un uomo capace di ascoltare.

Diceva che per quanto non avesse tempo da sprecare,

se qualcuno gli parlava, lui non poteva evitare….

 

Viveva delle parole, degli altri, e del saperle cercare.

Per trovarle, diceva, non dccorreva pensare,

ma aspettare tranquillo, che qualcuno parlasse

 

Io sbottavo, seccato, e dicevo che c’era da fare

che era un peccato stare a sentire chi. davvero, aveva poco da dire.

Lui, sorrideva, si fermava e cominciava a parlare:

 

“Tutti hanno qualcosa da dire, e quando io ascolto, il tuo mondo si ferma…”

diceva che erano le parole a …..

ma aspetta….

aspetta

aspetta.

 

Lo sconosciuto

“Sappi” disse “che, tutto ciò che sta in basso  è come ciò che sta in alto, anche nell’occulto c’è una politica, come la nostra politica terrestre e materiale; c’è una diplomazia trascendente. L’ occultismo, che conosciamo attraverso simboli e ombre, non è l’espressione di una verità, ma di un’opinione  trascendente. Il vero cammino della verità si intravede solo se conosciamo il principio fondamentale di cui ci dobbiamo servire per svestirci dell’illusione primaria”.

“E’ qual’è codesto principio fondamentale?”.

“Eccolo: NELL’ASSOLUTO NON CI SONO NE’ IL BENE NE’ IL MALE . Il bene e il male sono termini creati per simboleggiare cose che, in sè, non contengono né bene né male. L’occultismo è una politica della Volontà assoluta, in cui figura come male, perchè contrario ai suoi interessi trascendenti, tutto quanto è Intelligenza; ma l’Intelligenza è un male solo per chi la considera nemica.

“Nei miti antichi esistono tracce di quella prima ribellione. Dell’Angelo Ribelle si dice che è Lucifero, colui che porta la Luce. Per quale motivo si identifica la Luce con il Male? Perchè ciò che si definisce Male è la Tenebra. Essa illumina e dissipa la Tenebra Originaria, il Caos primigenio. La Luce è il Male perchè distrugge continuamente il mondo, la cui sostanza è la Tenebra.

“Il Dio che creò il Mondo non è l’Essere. Ci sono più Mondi di quanti Dio ne abbia creati. Ci sono più Dei oltre a Dio. Ci sono più Realtà oltre alla Realtùà naturale o soprannaturale.

“Il male è di due Specie. C’è il male che è nemico della sostanza del Mondo, e cioè l’ Intelligenza, che è il vedere-il-mondo-da-fuori, il principio di fuga dal mondo verso l’Aldilà-Infinito. E c’è il male che è nemico del Mondo e non della sua sostanza, e questo è il male puro e semplice, il male del criminale, e a volte anche del santo, il male di chi vuole distruggere gli altri per esistere, o distruggere se steso per far esistere gli altri.

“Al di sopra di tutti gli dei e di tutti i mondi, impersonale, nè buono nè cattivo, Intelligenza Pura, priva di tutti gli attributi, è il DESTINO.

“Ogni mondo, ogni universo, ha il suo Dio creatore, il suo Bene e il suo Male, che sono l’aspirazione di tornare a Dio e la tendenza ad allontanarsene.

“La rivolta degli angeli non è nata dalla volontà di disobbedire all’Onnipotente. Contro l’Onnipotente non ci sarebbe potuta essere rivolta. Essa è nata dall’aspirazione alla Verità, dal desiderio di vedere, al di sopra di Dio che li aveva creati, anima del mondo cui appartengono, il DESTINO. Per questo al primo angelo ribelle, si è dato il nome di Lucifero, colui che porta la Luce.

“Al di sopra dell’anelito di fusione con i prodotti di Dio sta quindi l’anelito mistico di fusione con Dio, che è la base di (quasi) tutto l’occultismo. Ma al di sopra di questo stesso anelito c’è l’anelito di fuggire da Dio e dal Mondi, di fondersi con il Destino.

“La rivolta degli angeli non è paragonabile alla diobbedienza di Adamo. GLi angeli vollero fuggire da Dio verso il Destino, dalla Pura Volontà verso l’Intelligenza Pura, dalla Pura Personalità verso il Puro Impersonale. Adamo volle fuggire da Dio per raggiungere i prodotti di Dio. La tentazione cui egli non seppe resistere fu causata – dice la Scrittura – dalla donna e su istigazione del serpente.

“Il Mondo è stato creato dall’Emozione, che è la logica della Volontà (il Logos del Mondo); per questo la Seconda Persona della Trinità viene descritta come Emozione e Logos insieme. Adamo ed Eva sono la Volontà e l’Emozione separate; il peccato è consistito nell’unirle per essere come Dio. Si è data un’inversione di forze, perchè nel nostro mondo umano l’Emozione senza la Volontà, come Dio l’ha voluta, è la Vergine. Il figlio della Vergine, cioè il prodotto dell’Emozione senza la VOlontà, è proprio per questo il FIglio di Dio.

“In tutto ciò dove sta l’Intelligenza? L’INTELLIGENZA NON E’ DI QUESTO MONDO, E’ ESTRANEA ALLA SOSTANZA DEL MONDO: DERIVA DAL DESTINO, SUPERIORE, AGLI UOMINI E A DIO” (…) [RC 44-46]

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Gatti, principio Antropico e determinismo inverso

Il principio Antropico è quel concetto secondo il quale ciò che è accaduto è accaduto in quanto sappiamo essere accaduto. Il gatto nella scatola, quello di Schrodinger, non è ne vivo ne morto in quanto ancora non lo sappiamo. Un altro principio, sempre di Schrodinger, vuole che dato un sistema di riferimento, due unità (particelle) appartenenti a tale sistema, una volta che entrano in relazione, continuano a condizionarsi a vicenda anche se vengono separate: ciò che accade ad una, produce effetti sull’altra (siano esse fotoni, elettroni – per estensione – panini al formaggio o esseri umani). Collegando tali concetti alla natura impersonale dell’universo, possiamo indurre (non dedurre – perchè passiamo dal particolare al generale e non viceversa), che la coscienza è necessaria per preservare la struttura della realtà: se non c’è nessuno a “ricordare”, forse la realtà collassa su se stessa rendendo irrilevante il corso degli eventi (configurazioni) precedenti. Spingendoci oltre, potremmo ipotizzare che forse il compito degli esseri umani (in quanto coscienze) è quello di tenere intatta la struttura di un flusso di configurazioni della realtà (universo) all’interno di una scatola molto più grande (multiverso)? Se non ci fosse nessuno a ricordare cosa è accaduto, non sarebbe accaduto alcunchè…. il gatto non sarebbe ne vivo ne morto senza un osservatore… e il condizionamento reciproco delle coscienze (degli esseri umani) comporta che essi non facciano altro che ricordare, vivendo nell’illusione di azioni con le quali controllano la reltà? Tutte le pratiche in cui si coltiva il “Pensiero laterale”, non fanno altro che forzare gli esseri umani ad un uso differente della coscienza (Meditazione, Zen, Shamanesimo, Esoterismo), ovvero consentono di impiegarla per fini differenti dal semplice agire (credendo di avere il controllo) e ricordare per mantenere in piedi la realtà. O no? (www.stanzazero.org)

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